'Un pianeta piccolo piccolo. La fine della globalizzazione'

Approda in libreria il volume di Simone Filippetti con la prefazione di Daniele Capezzone. Il libro sarà prodotto e venduto sia nella versione cartacea che in ebook.

'Un pianeta piccolo piccolo. La fine della globalizzazione'

“Il 2020 segna la fine di un mondo, di un’epoca, di un periodo storico, plasmato dalla globalizzazione, la forma che il capitalismo ha preso dagli anni Novanta a oggi. Il Covid farà crollare il castello della glo­balizzazione costruito sul cemento, in apparenza solido, della finanza?”

Questa la domanda da cui nasce la riflessione dell’autore, Simone Filippetti, nel libro “Un pianeta piccolo piccolo. La fine della globalizzazione” edito dal Sole 24 Ore in edicola per un mese da sabato 17 aprile e in libreria da giovedì 29. Il volume sarà disponibile anche in versione ebook.
 

La prima globalizzazione della Storia crollò perché era un sistema troppo fragile. Trenta secoli dopo, nel 2020, la Storia si ripete: la globalizzazione moderna si inceppa. Un’epidemia segna la fine di un mondo, della globalizzazione “madre e matrigna”. Un periodo storico, plasmato dalla TurboFinanza si chiude e un nuovo ordine mondiale sorgerà: è la fine della Movida Economy, dei negozi tradizionali, del lavoro in ufficio e dei ristoranti, ultima incarnazione del consumismo. Sorge l’era della Home Economy: dalla spesa al lavoro, tutto si farà in casa. La Società Matrix, tutti chiusi nel proprio bozzolo virtuale, sta per diventare realtà.
 
Attraverso un focus che si concentra principalmente sugli ultimi trent’anni di storia, Simone Filippetti propone al lettore “un’analisi razionale, a tratti spietata, ma lucidissima” – come la definisce Daniele Capezzone nella prefazione – di quello che sta accadendo sotto gli occhi di tutti e offre una riflessione su quelli che potranno essere i possibili scenari futuri riassumendo le ultime tappe della storia recente prima dell’arrivo del Coronavirus: “I campionati di calcio di Italia ’90 come la fine di un’epoca (e di tante illusioni); poi, la bolla di Internet e l’esplosione della new economy alla fine degli anni Novanta e al giro di boa del nuovo secolo; l’attentato alle Torri Gemelle come inizio dell’era della grande volatilità; la crisi finanziaria del 2007-2008 come esito forse inevitabile di una turbofinanziariazzione incontrollata; l’inondazione di liquidità del Quantitative easing, che però non arriva all’economia reale, sempre più boccheggiante; il 2011 come anno dell’aggressione all’Italia come animale più debole del branco; fino al 2016 con gli choc (per una élite che non aveva voluto vedere e capire) di Brexit e dell’elezione di Donald Trump; e al 2020-2021 dell’incubo Covid”.
 
Nel libro l’autore spiega: “La globalizzazione, che ha prosperato sulla libera circolazione di merci e persone si è improvvisamente bloccata: aeroporti vuoti, compagnie aeree a terra, stazioni deserte e treni dimezzati. Il cittadino globale, che lavora a Londra, vola in settimana per fare riunioni a New York, ha la famiglia a Milano, è diventato uno smart worker, che fa le riunioni via Zoom e non mette il naso fuori dalla finestra. La movida, diventata un pilastro fondamentale dell’economia, un fenomeno che ha ridisegnato le città (a cominciare dal “Fenomeno Milano”) è evaporata, tra ristoranti chiusi e locali notturni sotto coprifuoco. Il virus – prosegue l’autore - ha colpito al cuore il ganglio dei consumi, che sono ormai il motore del mondo occidentale e dei Paesi sviluppati. Negozi, musei, teatri, cinema e stadi: tutto è vuoto e chiuso. Tutto si vive solo filtrato dallo schermo del Pc, connesso ovunque. Si lavora da casa; da casa si fa la spesa on-line; da casa, via app, si ordina il pranzo, perché ormai la società è stata disabituata a cucinare; e il pranzo viene consegnato dai fattorini della gig economy, sottopagati. Da casa si pagano le bollette, e si riscuote la pensione. Da casa non si va più a scuola, ma gli studenti devono imparare l’aoristo o la partita doppia (con pessimi risultati) da un insegnante “virtuale”.

Simone Filippetti è nato a Gubbio nel 1973 e da quasi 25 anni fa il giornalista e lo scrittore. Archeologo mancato, ha iniziato la carriera come cronista a Roma per Il Giornale. Per 20 anni ha vissuto a Milano, dove ha scritto di finanza e di mercati per Il Sole 24 Ore. Ha lavorato nella sede di New York del giornale negli anni della grande crisi di Lehman Brothers. Nel 2014 ha pubblicato il suo primo libro “Serenissimi Affari” (Marsilio), un impietoso ritratto del ricco Veneto. Ha vinto il premio State Street come “Giornalista dell’Anno” del 2016. Il suo secondo libro, “I Signori del Lusso” (Sperling&Kupfer), avvincente biografia del banchiere Giovanni Tamburi, è stato un clamoroso successo di vendite e di critica.